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Fermiamo la criminale follia di tutte le guerre, la corsa al riarmo, la distruzione del Pianeta

24 FEBBRAIO 2024 | GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE NELLE CITTÀ ITALIANE
PER
 IL CESSATE IL FUOCO IN PALESTINA ED IN UCRAINA

Fermiamo la criminale follia di tutte le guerre, la corsa al riarmo, la distruzione del Pianeta

 

L’Italia deve dire basta alla guerra!
Ormai le guerre si susseguono con ritmo ed intensità crescente. Iniziano ma non finiscono, alimentando solo la fiorente industria e il commercio immorale di armamenti. Stati e Governi sembrano aver perso la capacità di prevenire e gestire i conflitti mediante gli strumenti della diplomazia e della politica, con i quali far applicare e rispettare le convenzioni e il diritto internazionale. La conseguenza è che la guerra e la barbarie sono nuovamente tornate ad essere le uniche opzioni in campo. Non solo: le violazioni del diritto umanitario sono sempre più frequenti e lungamente tollerate dalla comunità internazionale, che disconosce in questo modo i principi stessi su cui si è fondata per aspirare ad un mondo di pace da costruire sulle ceneri degli oltre 50 milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale. Basta, questa logica distruttiva va fermata.

 

Il teatro di guerra è globale.
La guerra è tornata ad essere uno strumento di regolazione dei conflitti, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta. Ha preso corpo l’idea che l’ordine mondiale debba essere basato sullo scontro tra blocchi e non sulla collaborazione e la giustizia tra i popoli. Le Nazioni Unite, come espressione di tutti i popoli del pianeta, sono umiliate e il diritto internazionale sostituito dalla forza della potenza militare, preludio della guerra globale: nella barbara “logica del più forte”, nessuno è disposto a perdere, ma nessuno ne uscirà davvero vincitore.

Si compiono i due anni di guerra in Ucraina, con decine di migliaia di morti, milioni i profughi in fuga ed un terzo del paese distrutto. In Siria, dopo tredici anni di guerra, i risultati sono centinaia di migliaia di morti e la distruzione di una secolare convivenza inter-religiosa e inter-comunitaria. In varie zone del continente africano , guerre e neo-colonialismo non hanno mai cessato di coesistere e di schiacciare le speranze di democrazia e di libertà.

L’ultimo e più drammatico esempio di questa spirale distruttiva è ancora una volta in Medio Oriente, dove a partire dal 7 ottobre 2023 assistiamo al compimento più atroce del processo avviato con gli accordi di Oslo e mai rispettato: il massacro compiuto dall’ala militare di Hamas contro i civili nel sud di Isreaele ha provocato oltre 1.200 vittime, tra cui numerose donne vittime anche di violenza e taluni minori, e la presa in ostaggio di circa 240 persone di ogni età; la catastrofe dell’umanità – come definita dal segreterio dell’ONU Guterres – causata dall’azione militare isrealiana su Gaza e dalle decisioni del governo israeliano è di una portata senza precedenti in tempi recenti: alla data del 10 febbraio sono 27.708 le persone uccise, di cui oltre due terzi minori e donne, i bombardamenti a tappeto hanno devastato la Striscia di Gaza, distruttoi oltre 65.000 abitazioni civili, ospedali, scuole, presidi delle Nazioni Unite. L’assedio della Striscia con  il taglio dei rifornimenti di carburante, cibo, acqua, assistenza sanitaria è una punizione collettiva contro le norme del diritto umanitario. La decisione del governo israeliano di invadere prima Kahn Younis e poi Rafah, indicate in un primo momento come zone sicure e in cui sono sfollate 1.700.000 persone, ha una portata devastante. Una escalation di violenza e repressione che – come osservata dalla Corte di Giustizia Internazionale – rende plausibile il compimento di un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione palestinese, che condanniamo e che debbono essere fermati immediatamente, per affrontare politicamente e culturalmente le cause che li hanno determinati, applicando il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione di entrambi i popoli, come riconosciuto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite.

E l’elenco dei conflitti, delle guerre, delle violenze purtroppo non finisce qui.

 

Il percorso della Pace deve essere globale
L’unica via per fermare la follia criminale delle guerre ed eliminare il rischio di un conflitto nucleare, è unire le forze, assumere le nostre responsabilità civiche e democratiche, schierarsi per la Pace, per il diritto internazionale, per la riconversione civile e sostenibile dell’economia, promuovendo la cooperazione e la sovranità dei popoli, eliminando vecchie e nuove forme di colonialismo insieme alla politica dei “due pesi e due misure”, alla sicurezza impostata sulla deterrenza nucleare e sui blocchi militari contrapposti; abbiamo il compito di costruire insieme una società globale pacifica, nonviolenta, responsabile, per consegnare alle future generazioni un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto.

Non ci sarà giustizia sociale e climatica, lavoro dignitoso e piena democrazia in un mondo sempre più in guerra, che usa le risorse per la morte e non per la vita, nel quale la giustizia, il diritto internazionale e umanitario vengono calpestati nell’impunità dei colpevoli.

La guerra non è mai una soluzione e l’orrore non deve diventare un’abitudine. Mobilitarsi oggi per la pace, per il disarmo, per la nonviolenza, significa affrontare le sfide globali che abbiamo di fronte pena la distruzione dei diritti, della convivenza, delle democrazie e del pianeta.

Per tutto questo, chiediamo nuovamente a movimenti, reti, associazioni, parrocchie, comitati locali, di mobilitarsi insieme nelle piazze italiane, per ribadire il NO a tutte le guerre e il NO al riarmo, per costruire un mondo di pace, di sicurezza e di benessere per tutte e per tutti, per chiedere alle istituzioni italiane ed europee di scegliere la via della pace, impegnandosi per:

–  la messa al bando delle armi nucleari

–  la riduzione immediata delle spese militari a favore della spesa sociale, sanitaria, per la tutela ambientale del territorio e per una difesa civile e nonviolenta

–  la riconversione dell’industria bellica, che sta traendo immensi profitti dalle guerre e dai conflitti armati

–  l’immediato cessate il fuoco in Ucraina e nella Striscia di Gaza

–  la liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi, la fine dell’assedio e dell’isolamento di Gaza, il libero accesso agli aiuti umanitari e l’assistenza alla popolazione palestinese

–  ritiro di Israele dalle zone illegalmente occupate

–  la soluzione politica e non militare della guerra in Ucraina, per porre fine all’illegale occupazione russa e per costruire le condizioni di libertà, democrazia, convivenza e di sicurezza comune per l’Europa intera

–  il riconoscimento del diritto di asilo e la protezione a dissidenti, obiettori di coscienza, renitenti, disertori, profughi, difensori dei diritti umani, giornalisti, attivisti sociali e sindacalisti vittime della repressione politica in ogni contesto e nazione

–  il rafforzamento dell’azione umanitaria e di protezione dei diritti umani nei contesti di violenza strutturale (Afghanistan, Myanmar, Nagorno Karabakh, Iran…)

–  lo stanziamento dello 0,7% del PIL a favore della cooperazione allo sviluppo

–  la promozione di conferenze regionali di Pace sotto l’egida delle Nazioni Unite, per ricostruire convivenza e sicurezza nelle regioni martoriate da guerre in Medio Oriente e in Africa, che coinvolgono milioni di persone che vengono uccise, espulse dalle proprie case, impoverite, costrette alle migrazioni forzate.

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Prima chi ne ha più bisogno – contro le discriminazioni nel Diritto alla Casa

La rivisitazione della legge regionale sull’edilizia sociale che si sta discutendo in Consiglio Regionale prevede anche una nuova specifica norma che va a modificare l’articolo 8 della legge 3 del 2010, concedendo punteggi aggiuntivi alle persone residenti in Piemonte da 15, 20 o 25 anni. 

 

Questa proposta va a ledere il principio che dovrebbe guidare il diritto e quindi anche il diritto alla casa: essere equamente garantito, dunque rivolto alle persone giudicate in condizione di maggiore necessità e fragilità. Questa norma, che favorisce chi è residente da più tempo e in modo continuativo, va a discriminare tutte le persone, cittadine italiane e non, che, nonostante ne abbiano la necessità e il diritto, per diversi motivi possono non avere maturato la residenza richiesta e risultare quindi ingiustamente svantaggiate. 

 

Inoltre questa norma, inserendo superflui elementi di merito nelle graduatorie, mette in competizione persone in condizione di necessità e presenta il forte rischio di alimentare l’instabilità e l’odio sociale. A questi si dovrebbe invece rispondere con misure e investimenti utili a far fronte ai tanti problemi dell’edilizia sociale nella nostra Regione, per escludere il meno possibile le persone, aumentando il numero di case a disposizione, e migliorando la qualità delle strutture e dei servizi.
Molte osservazioni in merito sono state formalmente presentate in seguito alla richiesta di consultazione del settembre 2023 del disegno di legge 130.

 

Questa nota va a ribadire la preoccupazione di tanti soggetti quotidianamente coinvolti a diverso titolo nel favorire il diritto alla casa,  nei confronti di questa misura discriminatoria che sta per essere approvata dall’Istituzione che dovrebbe essere invece garante di equità e giustizia.

È ancora possibile aderire scrivendo a ramona.boglino@acmos.net

 

Hanno sottoscritto la nota:

ACMOS

ALMATERRA

AMMI ETS

ARCI TORINO

ARTERIA

ALTRIMODI

ASGI 

ASSOCIAZIONE AIA APS

ASSOCIAZIONE SPERANZA

BENVENUTI IN ITALIA

CIFA ETS

COMUNET

FAMIGLIE ACCOGLIENTI Torino

FLAICA CUB 

FONDAZIONE DI COMUNITA’ PORTA PALAZZO

I RAGAZZI DEL FIUME 

LANGUAGE AID ETC

MAGAZZINO SUL PO

PSICOLOGI DEL MONDO

REFUGEES WELCOME

ASSOCIAZIONE SPERANZA

VOLERE LA LUNA

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È nato il Consiglio Comunale dellɜ Ragazzɜ di Torino!

Il Consiglio Comunale dellɜ Ragazzɜ (CCR) è una struttura organizzativa di partecipazione politica, per imparare a conoscere i meccanismi di funzionamento dell’istituzione pubblica e degli organi politici locali.

L’esperienza è aperta a giovani tra 10 e 14 anni che frequentano le scuole medie di Torino, con la possibilità di fare la loro prima importante esperienza di democrazia e partecipazione civica.

 

L’attività, promossa e finanziata dalla Città di Torino, è realizzata da ACMOS e Les Petites Madeleines APS, in collaborazione con il Gruppo Comunità e Territori Digitali del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Torino.

 

Si tratta di un vero e proprio Consiglio cittadino, composto da studentɜ che, attraverso il proprio istituto di appartenenza, devono candidarsi, partecipare alle elezioni, seguire i lavori del gruppo, proporre argomenti per l’ordine del giorno e portare riflessioni sui temi di discussione. Il CCR si interfaccerà con il Consiglio Comunale vero e proprio, con la possibilità di portare all’attenzione del mondo degli adulti tutte le istanze discusse insieme a propri coetanei.

Il CCR si pone quindi come “scuola di cittadinanza”, per entrare da subito in contatto sia con le Istituzioni cittadine, sia con gli spazi e con le realtà sociali che si trovano vicino a casa o alla scuola, per diventare un nuovo punto di riferimento sul territorio.

Tra gli argomenti di discussione, ci saranno i temi dei diritti e dell’inclusione, del rispetto dell’ambiente e dell’importanza di buone pratiche sostenibili, della cittadinanza attiva, del volontariato, del diritto allo studio, del diritto alla salute, dell’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, del diritto alla libertà di parola ed espressione di sé.

 

Per rimanere aggiornati rispetto alle attività del CCR segui la pagina Instagram dedicata!

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IDENTITÀ MIGRANTI – Narrazioni, territori e comunità

Identità Migranti – Narrazioni, territori e comunità” è un’iniziativa culturale che si svolgerà il 23 e il 24 febbraio al Centro Incontro di Corso Casale 212 e che vede la partecipazione di venti realtà sociali che operano a livello territoriale, cittadino, provinciale ma anche nazionale, occupandosi di migrazioni, contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, accoglienza e percorsi di riscatto

 

L’evento, organizzato da Acmos in collaborazione con il Centro Incontro di Corso Casale 212 e patrocinato dalla Circoscrizione 7, si aprirà venerdì 23 febbraio alle ore 18 con l’inaugurazione di diverse mostre artistiche, visitabili liberamente o su visita guidata per tutta la durata dell’evento. Specificatamente, le mostre saranno tre: “Siamo Uomini o Caporali?”, nata dall’esperienza di Cascina Arzilla, un bene confiscato alla criminalità organizzata a Volvera, e curata da Acmos; “Ritratti Distratti” curata dal Collettivo Sediv Crew e dall’Associazione Vides Main; infine, la mostra “Agency – Vote with Her”, un progetto realizzato da European Network of Migrant Women e da Femlens

 

Dopo l’inaugurazione sarà possibile gustare l’apericena preparato dalle associazioni, in compagnia della musica della band andina Tawa, seguita dall’esibizione rap della Sediv Crew, per poi finire con il concerto del gruppo balcanico Zerevò. Una serata di balli e divertimento, valorizzando e riscoprendo musiche internazionali. 

 

Sabato pomeriggio, a partire dalle ore 16, si terrà la tavola rotonda “Territori migranti” proposta dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Modererà la giornalista Carlotta Rocci e interverranno rappresentanti della società civile torinese impegnata nella tutela dei diritti delle persone migranti: Karim Metref, giornalista e presidente di Piemondo; Michael Eve, sociologo delle migrazioni, Rosanna Paradiso, esperta antitratta per l’UNHCR, Bernadeta Bottoms, operatrice dell’Associazione Iroko, Daniela Guasco della Re.Te Ong, Ivano Casalegno, presidente di Arteria e Yoselina Guevara del Progetto Agency. 

 

A seguire, sarà possibile fermarsi a cena, previa prenotazione al numero 3347938993 o scrivere a cascina.arzilla@acmos.net, il cui menù prevede l’alternanza tra cinque portate e cinque testimonianze, mettendo al centro della serata le storie di riscatto delle terre da cui arrivano la maggior parte dei prodotti cucinati e le esperienze di convivenza e comunità che hanno dato vita ai progetti protagonisti della cena. In particolare, interverranno rappresentanti del Kontiki, le Sentinelle SalvaCibo, la Comunità di Casa Dora, la Cooperativa Sociale Nana, la Cooperativa Sociale Esperanto e i volontari di Cascina Arzilla.

 

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Un fiore per Tina

Florentina Motoc, Tina per tuttɜ noi, rappresenta una storia di solitudine, abuso e silenzio.

Nata a Dorohoi, in Romania, lascia il suo paese alla ricerca di un futuro migliore.

Purtroppo questo desiderio si infrange immediatamente, quando, fin da subito, finisce nella rete di trafficanti che la obbligano alla prostituzione.

 

Nel 2001, il 9 febbraio, Tina scompare. 

Il suo corpo verrà ritrovato dopo una settimana, ma ci vorrà più di un mese e la mobilitazione della società civile perché si riesca a darle un nome. Dopo più di un anno, Libera ottenne i permessi necessari per riportare la sua salma alla famiglia e darle una degna sepoltura. 

Venerdì 9 febbraio quindi ci ritroveremo per ricordare Tina e la sua storia.  

 

Casa Acmos ha scelto, dal 2001 anno di nascita della nostra Comunità, di farsi carico della sua storia, per tenere a mente quanto la solitudine che lei ha vissuto possa renderci vulnerabili e quanto sia importante sognare e impegnarci per un mondo diverso, un mondo nel quale la solitudine e le ingiustizie, come quelle vissute da Tina, non debbano essere subite da nessunə.

 

Ci troveremo prima su Lungo Po Antonelli 41, alle 17:30 per ricordarla e ribadire il nostro impegno in un cammino di memoria viva che punti ad una società senza invisibili e senza mafia.

 

Successivamente, ci sposteremo al Kontiki, via Cigliano 7/b, per l’incontro “Si tratta di antitratta”, un talk sullo sfruttamento sessuale insieme a Silvia Donnantuono, operatrice sociale del Gruppo Abele, Piera Viale, presidente dell’associazione Tampep, e Serena Medici, operatrice sociale dell’associazione Tampep.

 

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La salute non è un’isola

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, intende restituire la complessità del discorso sul benessere e la salute mentale per costruire una nuova narrazione non diagnostica bensì di significato collettivo dei vissuti, che sposta il focus dalla cura del sintomo all’accoglienza dello stesso per una lettura sociale delle cause e, conseguentemente, per una riflessione congiunta sulle strategie di supporto da poter mettere in atto.

In tale ottica il confronto tra pari supportato da una comunità educante attenta e con un ruolo di guida ai processi si pone come una risorsa, poiché attenua i vissuti di diversità e solitudine, spesso alla base di una disperazione esistenziale che può portare a un grande malessere, alla base di gravi sintomatologie. I protagonisti sono lɜ giovani, che vengono invitatɜ a diventare consapevoli del proprio benessere e imparano a portare le proprie istanze nei differenti contesti che vivono. I luoghi coinvolti sono quelli non connotati come luoghi di diagnosi della cura: scuole, CPG e il Centro d’incontro e ascolto Aria-Spazi Reali, con cui la presente proposta è fortemente intrecciata.

Gli obiettivi:

– Inserire il concetto di salute e benessere mentale oltre una chiave individuale, seppur importante, e allargarlo al contesto sociale, che nel caso degli adolescenti riguarda i pari, la famiglia e adulti di riferimento che possono essere incontrati a scuola o in contesti da loro frequentati come Spazi Reali e CPG.

– Fornire alla comunità educante degli strumenti utili per supportare i giovani, costruendo modalità di ascolto che valorizzino le risorse individuali e di contesto del ragazzo e portino a una diminuzione del senso di impotenza e paura che spesso provano gli adulti rispetto a malesseri percepiti come angoscianti.

– Promuovere un processo di empowerment del giovane rispetto alla propria vita e al proprio benessere attraverso anche percorsi gruppali.

Le azioni:

– Capacity building della comunità educante: formazioni per antenne sul territorio (scuole e CPG) e supervisione per il gruppo di lavoro.

– Gruppi di lungo periodo come strumento di accompagnamento e prevenzione terziaria.

– Spazi di parola come strumento di prevenzione primaria (a scuola) o secondaria (in luoghi non connotati).

– Analisi dei bisogni in contesti giovanili informali: questionario somministrato nei CPG e lavoro di rete con operatori giovanili dei centri.

– Festival “Tu mi hai capito?” sulla salute mentale come spazio di restituzione delle azioni, confronto con gli shareholders, creazione e promozione di cultura legata alla salute mentale con un approccio non stigmatizzante.

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Meridiano d’Europa 2024 – Participation

Come da 10 anni a questa parte, decidiamo di raccontarvi il nostro viaggio per costruire un’Europa migliore nel giorno che ricorda il punto più basso toccato dalla nostra umanità.

Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, istituito per non dimenticare mai lo sterminio di massa di milioni di ebrei e di tutti i “diversi” messo in atto dal folle disegno nazista: un crimine contro l’umanità portato a termine nel nostro continente.

Una giornata istituita per non dimenticare, che leghiamo al nostro impegno per la creazione di un’Europa diversa, partendo dall’impegno dei giovani.

 

PARTICIPATION – LA DECIMA EDIZIONE

 

Non sono stati anni semplici per l’UE e anche i prossimi non appaiono privi di nubi: Brexit, Covid, la guerra in Ucraina hanno messo a dura prova la tenuta democratica del nostro continente e le politiche messe in atto dall’UE (Next Generation EU, CoFe) non hanno sempre portato ai risultati sperati. A questo si aggiungono le spinte sovraniste che sempre di più in alcuni Paesi stanno prendendo forza.

 

Per lɜ cittadinɜ dei Paesi che sono all’interno dell’UE da tanto, la dimensione europea può apparire spesso scontata ed invisibile. I diritti e i vantaggi acquisiti dall’appartenenza all’Unione vengono sottovalutati e molto spesso ignorati e i discorsi dei leader politici sono  infarciti di frasi fatte (“ce lo chiede l’Europa” o “questa decisione è stata imposta da Bruxelles”) che spesso nascondono l’incapacità di chi governa o aspira a farlo a trovare soluzioni ai problemi. Questa retorica bipartisan dà sempre più agibilità politica a coloro che spingono per un ritorno al passato degli Stati nazionali, mitizzato come un periodo di libertà dalle imposizioni comunitarie.

 

Una delle conseguenze più preoccupanti è sicuramente l’esplosione del conflitto sociale, che rimane parte fondamentale delle nostre democrazie. La democrazia, tramite le elezioni, ha sempre cercato di incanalare questo conflitto in strumenti di partecipazione popolare nonviolenta, ma negli ultimi anni assistiamo sempre di più a fenomeni di astensionismo e disaffezione al voto. Ma le persone che non votano hanno sempre interessi ed obiettivi che emergono attraverso altre forme di partecipazione, generalmente tramite le proteste di piazza. Partecipazione e protesta sono un binomio delicato ma fondamentale per una buona qualità della democrazia. Vivere in democrazia non significa essere sempre tuttɜ d’accordo, significa trovare un modo efficace per risolvere i conflitti che non preveda l’uso sistematico della violenza.

 

In questo la Francia rappresenta un ottimo esempio: membro fondatore della CECA, ma da sempre con una visione molto particolare dell’UE e del proprio ruolo in essa.
Questa particolarità si è espressa nuovamente alle ultime elezioni: nella fascia 18-24 anni i due candidati alla presidenza dei partiti euroscettici di sinistra e destra (Mélenchon e Le Pen) hanno portato a casa rispettivamente il 36% e il 16% dei voti, mentre il candidato dell’estrema destra Zemmour è arrivato al 7% (astensionismo al 42%). In generale gli under 35 hanno espresso per il 60% preferenze per candidati anti-sistema, nonostante il Paese rimanga guidato da Macron, uno dei leader più influenti a livello europeo.

 

A questo negli ultimi mesi si è aggiunta un’onda di protesta per lo più giovanile, partita per l’omicidio di un giovane da parte della polizia: questa protesta, che ha visto la partecipazione di moltɜ francesi con background migratorio, è sfociata presto nella rivolta, ma ha allargato la propria base mettendo in discussione il welfare statale e rivendicando maggiori diritti per lɜ cittadinɜ di seconda e terza generazione.

 

Tutto questo nonostante la Francia abbia da molto tempo adottato una politica di decision making dal basso presa a modello da molti altri Stati, ma che ad oggi non sembra una risposta adeguata alla crescente crisi della democrazia che sta colpendo tutta l’Europa.

 

Questi processi riescono davvero a coinvolgere nelle decisioni comuni e quindi nel gioco della democrazia tutti lɜ cittadinɜ, soprattutto lɜ più giovani? Sono strumenti ancora efficaci per “allenarci” al confronto e alla partecipazione democratica? Scegliamo come meta del nostro viaggio Lione, città profondamente europea e simbolo delle contraddizioni che questa edizione del Meridiano vuole portare alla luce come tema di discussione: quale Europa sogniamo e per quale Europa vogliamo impegnarci come giovani cittadinɜ europeɜ?

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Benessere, ambiente e attivismo dellɜ giovani – Il nuovo bando del Servizio Civile Universale

Hai tra i 18 e i 28 anni?

Sei alla ricerca di un’esperienza di impegno civile, ma non sai da dove partire??

Vorresti dedicarti allɜ altrɜ ma allo stesso tempo vorresti iniziare il tuo percorso verso l’indipendenza economica???

 

Allora abbiamo la risposta alle tue esigenze!

Benessere, ambiente e attivismo dellɜ giovani è il progetto di Servizio Civile Universale che abbiamo immaginato in collaborazione con la Fondazione Benvenuti In Italia.

 

Sarà l’occasione per lavorare a stretto contatto con lɜ più giovani, trattando temi importanti come il benessere, l’ambientalismo e l’attivismo.

Il bando sarà aperto fino al 15 Febbraio!

Approfondisci il nostro progetto e scopri come candidarti!

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La nostra azione per la Giornata Mondiale della Salute Mentale

Nella notte lɜ giovani del nostro movimento si sono recatɜ in diversi luoghi di Torino – scuole, centri di aggregazione giovanili, istituzioni, Centri per la Salute Mentale, Asl, ospedali, sedi di alcune associazioni – per legare il capo di un filo che dovrebbe unirli nella loro missione.  

Abbiamo voluto mettere in evidenza la necessità di costruire una rete di cura, fatta dalle diverse realtà che quotidianamente affrontano il tema del benessere psicologico, ma che vedono ancora difficile il superamento del binarismo “malattia/assenza di malattia” e la costruzione di  legami che permettano di dare risposte articolate, condivise e efficaci affichè supportino le persone nel loro percorso verso il benessere, irraggiungibile con il solo supporto medico-sanitario.

 

Immaginiamo di avere davanti a noi una mappa della nostra città e immaginiamo, con delle puntine, di individuare tutti quegli spazi e quelle realtà che si occupano, in varie forme e con differenti ruoli, di benessere mentale. Noi siamo convintɜ che collegando tutte queste puntine tra loro si possa creare una rete, un vero e proprio ecosistema, che nella sinergia e nella collaborazione trova la chiave per sostenere chi vive situazioni di malessere e di disagio psicologico.

Crediamo che sia fondamentale costruire intorno alla parola “cura” una nuova narrazione, fatta di persone, servizi, luoghi e relazioni, una vera e propria rete dove i legami, forti e resistenti, diventano appoggio per le persone, sostegno per le fragilità individuali, per ritrovare nella comunità un luogo sicuro e libero.

 

Vogliamo provare a dirci che farsi collettivamente carico del malessere può rappresentare un percorso, anche politico, di cura.
Che se parte di quel malessere è generato da fattori sociali ed economici, allora tuttɜ possiamo avere un ruolo nell’occuparcene. Insieme.
Che non si tratta di sanɜ e di malatɜ, di chi sta bene e di chi sta male, ma di persone, il più possibile, in relazione che, attraverso percorsi di partecipazione ed esperienze di comunità, possono avere l’opportunità di condividere il dolore, di non sentirsi più solɜ e di agire per rendere la società un luogo più giusto. Uno spazio di cura.

 

 

 

Iniziativa realizzata nell’ambito del progetto “Reti al Cubo” con il finanziamento concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a valere sul Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore ai sensi dell’art. 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117.

 

 

 

 

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DEMOAPATIA: la campagna per la cittadinanza 2023/2024

 

“Quello che non ho è una camicia bianca

Quello che non ho è un segreto in banca

Quello che non ho sono le tue pistole..”

Quello che non ho, Fabrizio de André

 

“Ora mi sforzo a immaginare cosa posso fare per sentirmi più a mio agio al mondo adesso

O quando sarò vecchio, renderò conto a chi è più giovane di me

E mi chiederà perché, dov’ero, cosa facevo, a che mi dedicavo, che cercavo

Nel duemila ventidue, nel duemila ventitrè

Perché fondamentalmente adesso è come se durante un’invasione aliena o un incendio in città

Io me ne stessi qua a pensare solo alla mia famiglia e alle mie canzoni

Mentre sulla mia testa crollano i grattacieli”

Infinite Possibilità, Giovanni Truppi

 

La più mortale delle minacce per la democrazia non è l’insorgere di regimi autoritari e liberticidi, che sono il sintomo e non la causa del male, ma la progressiva erosione di una cultura repubblicana. […] Gli europei possono costruire un futuro nel quale le guerre siano illegali, la terra viva e vegeta, i bambini liberi di crescere fuori dalla paura e dal bisogno. Tutti, non soltanto quelli che nascono ai piani alti della ziqqurat terribile che chiamiamo società globale. Per farlo è necessario trasformare l’Unione Europea in una Repubblica: la Repubblica d’Europa, unica e indivisibile, democratica, fondata sulla libertà e sulla responsabilità.

Niente di meno.

La Repubblica d’Europa, ISAGOR

 

 

Esiste oggi un’idea che ha un forte consenso in tutto il mondo, sempre in crescita, che raccoglie supporto e adesione da destra e da sinistra, indipendentemente dalla classe sociale ed economica, con un messaggio che inonda la società infiltrandosi in ogni spazio libero. Se fosse rappresentata da un unico partito sarebbe invincibile e sarebbe il partito dei critici della democrazia – rassegnati, arrabbiati, disillusi, indifferenti, dubbiosi, contrari. L’astensionismo con i suoi numeri (2022, elezioni italiane: 36,09% – 2019, elezioni europee: 49,44%) non è che la punta dell’iceberg, e non fa nemmeno più notizia. Chi non ha diritto di voto non fa più scalpore, e nemmeno si indigna e protesta. Questa è la normalità.

 

La democrazia è lenta e poco efficace, non al passo con il tempo globalizzato che viviamo, distorta dal mondo dei social media, non all’altezza delle sue promesse, distante dal potere reale, inutile scocciatura, spreco di tempo e di soldi per alcunɜ, maschera di rapporti di forza e ingiustizie strutturali per altrɜ. Queste tesi sono infinitamente e scrupolosamente dettagliate, supportate da dati ed evidenze, e trovano immediato consenso.

 

È comodo e facile unirsi a questo coro di critiche.

 

Ma è stupido e sterile farlo senza alternativa perché si contribuisce a distruggere il tentativo democratico e si favorisce chi oggi detiene il potere e ne trae profitto. È scorretto e ipocrita perché almeno in questa parte del mondo si continuerà a godere dei benefici di questo sistema e della sua apparenza democratica. È ingiusto perché non considera tutte le persone ancora escluse dalla democrazia e che vorrebbero o dovrebbero partecipare pienamente e goderne. È deprimente, perché porta a rinchiudersi nelle proprie case, con i propri simili, nei propri piccoli problemi e nelle proprie piccole guerre quotidiane. È autodistruttivo perché farà rimanere sudditi, distrattɜ e impreparatɜ ad affrontare grosse sfide globali che sono già in corso.

 

Invece prima di gettare la spugna e unirsi a questo ideale partito si può sfruttare quel po’ di privilegio che si ha per studiare, capire, provare a occuparsene, a partecipare e migliorarla. Quali sono i principi fondamentali della democrazia, i suoi organi principali e i suoi attori? Quali sono i vecchi e nuovi problemi e le sfide che deve affrontare? Come si rapporta con il sistema capitalista-consumista e con le dinamiche coloniali globali? Con le guerre, le migrazioni, la crisi climatica? Chi è escluso dalla democrazia? E soprattutto la democrazia può ancora essere uno strumento di giustizia per chi non ha soldi, armi o potere in questo mondo? Serve ancora per cambiare in meglio la vita delle persone, la realtà, il mondo?

 

Se c’è un appuntamento a cui non si può arrivare impreparatɜ o con le mani in mano, sono le elezioni del Parlamento Europeo del 2024. L’Unione Europea, così come immaginata durante la Resistenza, è il campo di azione in cui la democrazia può dimostrare il proprio valore – così come era stata immaginata durante la Resistenza. Chi voterà tra il 6 e il 9 giugno 2024 – quanti voteranno? Di quali paesi? I/le giovani cittadini e cittadine voteranno? – e cosa si voterà determinerà in ogni caso le sorti dell’Unione e si manderà un messaggio forte, internamente e al mondo intero. Vincerà la spinta progressista e repubblicana, con le sue istanze di giustizia sociale e climatica, o sarà la conferma di un’Unione timida, ricattata dagli interessi nazionali e dalle lobby della guerra e dei combustibili fossili, e lasciata morire o uccisa dagli scettici, dai critici dai rassegnati?

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Vuoti a Rendere – proposta di delibera di iniziativa popolare

Siamo organizzazioni e persone attive da anni per rendere Torino più solidale, giusta, partecipata e inclusiva. E abbiamo deciso di convocare una grande assemblea cittadina per il diritto all’abitare. Ci vediamo mercoledì 31 gennaio alle ore 18.30, al Cecchi Point.

Ci si potrà domandare: un’altra assemblea cittadina sulla questione abitativa? La risposta è sì: serve parlarne, serve darsi da fare. Si parla spesso di “emergenza casa”, ma la verità è che la questione abitativa ha carattere strutturale. A Torino, mentre gli affitti crescono e le speculazioni avanzano, troppe persone sono escluse dal mercato delle locazioni, vivono condizioni di disagio abitativo o sono sfrattate dalle case che abitano.

 

Torino è una delle capitali degli sfratti e del disagio abitativo, dove, negli ultimi anni, sempre più spesso il diritto all’abitare di tantissime persone è negato. Famiglie, giovani, migranti, precarɜ, studentɜ, poverɜ: trovare una casa adeguata a prezzi accessibili è un miraggio per tropp3. Eppure, in questa stessa città decine di migliaia di alloggi di proprietà pubblica e privata sono vuoti:un’assurda situazione in cui troppe persone sono (o rischiano di restare) senza casa e troppe case sono senza persone.

Di fronte alla gravità della questione abitativa che si pone a Torino, è venuto il momento di lanciare iniziative politiche credibili e capaci di trovare soluzioni vere ai problemi legati alla casa. Crediamo che la lotta allo sfitto – e in particolare allo sfitto attribuibile a proprietari pubblici e grandi proprietari privati – possa essere un primo terreno di vera convergenza, capace di unificare varie esperienze e sensibilità in un quadro finalmente condiviso.

Abbiamo deciso, insomma, di unire le forze e di rivendicare strumenti concreti per restituire alla collettività migliaia di case che oggi sono in uno stato di abbandono ingiustificato e sempre meno tollerabile.

Lanciamo con queste riflessioni e con questi obiettivi “Vuoti a rendere”, una campagna per riportare il diritto all’abitare al centro del dibattito pubblico torinese a partire da una proposta di delibera di iniziativa popolare su cui raccoglieremo le firme nei prossimi quattro mesi. Di tutto questo parleremo nella grande assemblea cittadina di mercoledì 31 gennaio alle ore 18.30. Ci vediamo al Cecchi Point!

 

A seguire, per chi vorrà dare una mano con la campagna, ci troveremo martedì 6 febbraio alle ore 18:30 in via Norberto Rosa 13/A, per un momento organizzativo in gruppi di lavoro.

 

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“I colpi sono vicini, ma tranquillo che non succederà niente”

Condividiamo con tuttɜ voi la testimonianza e le riflessioni di Gabriele, membro del consiglio direttivo di Acmos, che ha deciso di concludere il 2023 proprio come lo ha iniziato: al fianco dellɜ civili ucrainɜ rimastɜ sul territorio colpito dal conflitto.

 

“Ho iniziato il 2023 nel rifugio antiaereo allestito nello scantinato di una chiesa evangelica di Mykolayv, l’ho finito nello stesso posto, al fianco di tanta gente conosciuta in questi mesi di viaggi e carovane, persone con cui si è costruito un legame di fiducia e che ormai sono diventate amiche. Questo percorso è stato portato avanti con e grazie a Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace presente in diverse zone di conflitto nel mondo, con un semplice obiettivo: se è vero che la vita di tutte le persone ha lo stesso valore, se è vero però che viviamo in un mondo in cui spesso le persone pensano a mettere al sicuro prima di tutto la propria vita, la propria libertà, la propria incolumità dando agli altri ciò che avanza, allora la prima cosa da fare per smarcarsi dal senso di impotenza è andare a condividere la vita con le persone che senza averlo scelto si trovano incastrate nella guerra e nella violenza sistematica. Perché se c’è una strada per la pace quella strada va trovata con le persone che sono immerse fino al collo dentro la guerra. I volontari della Colomba vivono in Ucraina dall’inizio del conflitto in maniera continuativa.

 

Ad aprile 2022 ACMOS ha aderito alla rete Stop The War Now partecipando all’evacuazione di centinaia di famiglie e persone con disabilità da Leopoli, da lì abbiamo continuato ad esserci facendo la nostra parte tra Mykolayv e Kherson, città situata sul fronte meridionale del conflitto, occupata dalle forze russe fino a novembre 2022.

Lontana dagli slogan, dalle opinioni e dagli articoli di giornale la guerra continua ad andare avanti, come tantissime altre nel mondo, con il suo carico di disperazione, incertezza e morte sullo sfondo di un apparente normalità. 

Pochi vogliono andare a combattere, molti hanno paura di ricevere il “ticket to war” per strada ed essere arruolati, nessuno vuole morire, la maggior parte delle persone è stanca ma vuole che l’esercito russo se ne vada ed esprime volontà di resistere, oltre che rabbia e talvolta odio nei confronti del nemico. 

L’operato di Zelensky e il sistema politico ucraino sono criticati, la propaganda di incitamento alla guerra e all’odio è visibile e stucchevole, ma aldilà di questo molte persone, anche coloro che in passato si sono sentite vicine alla Russia, in questo momento provano dolore e sentono forte il sentimento d’appartenenza all’Ucraina. Si sentono vittime di un’ingiustizia, hanno visto distrutte le scuole e gli ospedali, morire gli amici al fronte, la povertà aumentare, l’economia crollare, le persone costrette a lasciare le loro case. La storia dell’Ucraina è una storia complessa, sicuramente sono presenti delle ombre, ma niente può giustificare questa invasione e i drammi che ne conseguono. 

L’attenzione mediatica sta scemando e la paura delle persone che vivono qui è di essere presto dimenticate. Le sirene ormai sono un concerto costante che non desta nessuna conseguenza sulle faccende quotidiane delle persone, così come le notizie dei bombardamenti. Le scuole continuano ad essere chiuse e non possono riaprire senza uno “shelter” -rifugio- in cui potersi riparare, continua ad esserci il coprifuoco e più ci si avvicina al fronte più la situazione è visibilmente complicata.

 

Nel tragitto tra Mykolayv e Kherson, attraversabile solo con appositi documenti per superare i check-point militari, si trova la piccola cittadina Posad-Povrovs’ke. Il paese era situato sulla vecchia linea del fronte ed è stato teatro di aspri combattimenti, la strada statale per arrivare a Kherson passa attraverso le sue case e i suoi supermercati. Lo scenario è lugubre e inquietante: quasi ogni casa è stata colpita ed è senza il tetto, i negozi e le stazioni per il rifornimento sono distrutte. Vista da fuori è una città fantasma. Solo le stazioni degli autobus sono state ricostruite nuove di zecca, segno che la vita si sta riprendendo il suo spazio.

 

A Kherson il ritmo costante dei colpi d’artiglieria e dei bombardamenti è la colonna sonora di un film che ho sempre e solo visto dentro da uno schermo, ma d’improvviso è la realtà e soprattutto ti accorgi che è la vita quotidiana di migliaia di persone. Non che servisse cascarci dentro per prenderne coscienza, ma l’idea di una cosa è diversa da come risulta, soprattutto in relazione all’umanità che ne è divorata. Negli ultimi giorni è morto un ragazzo di 11 anni, uno di 9 è in terapia intensiva, un bambino è rimasto ucciso e 7 feriti nelle zone residenziali del centro città dopo 31 colpi. Altri due civili sono morti nei bombardamenti del 7 gennaio.

I giornali europei parlano del conflitto, seppur meno di quando è iniziato, gli aiuti continuano ad arrivare, anche se i numeri sono in calo, ma l’assenza fisica della comunità internazionale a fianco delle persone che vivono a pochi km dal fronte è preoccupante. Donare e inviare beni è importante, ma manca un pezzo fondamentale se l’obiettivo è più grande: esserci.

Sia a Mykolayv che a Kherson ci appoggiamo e siamo ospitati da una comunità di persone che fa riferimento alla chiesa evangelica. La Dom Culture che gestiscono a Kherson è stata distrutta da tre droni a luglio, ha preso fuoco, ha perso il tetto e diverse sale. I villaggi limitrofi sono stati inondati dalla distruzione della diga di Nova Kakhovka. In questi mesi molte persone si sono rimboccate le maniche per sistemare le case, spalare il fango, ricostruire la casa della cultura senza smettere di organizzare e distribuire pacchi alimentari e aiuti di prima necessità. Nonostante la guerra non sia finita la casa della cultura è di nuovo utilizzabile e sono riusciti a celebrare la funzione di Natale al suo interno. 

 

Durante i nostri giorni di permanenza in città abbiamo aiutato la comunità del centro per una grande distribuzione di pacchi alimentari. La notizia della distribuzione dei beni è stato fatto passare in privato attraverso un google form e non sui social, per evitare di essere localizzati e colpiti come successo ad un altro centro di distribuzione il 31 dicembre. I beni distribuiti erano molto semplici e scomodi da ritirare: un pacco enorme di riso, salviette, dentifricio, shampoo. Mi ha impressionato il numero di persone che sono arrivate riempiendo l’atrio, segno di una povertà dilagante.

Le  notti le abbiamo passate a casa di Sasha e Vika, una coppia di giovani che accoglie persone che hanno bisogno di un posto in cui stare per periodi brevi. Con loro abbiamo condiviso le serate e le cene entrando in relazione e confrontandoci su molti aspetti della vita in città, come spesso capita di fare a Mykolayv nel rifugio. La prima sera loro erano ancora a Kyev per una visita ai parenti, in casa c’era Maksym, un ragazzo di 15 anni, lì per aiutarci a tenere accesa la caldaia. Tre colpi sono stati più violenti e apparentemente vicini e abbiamo scelto di stare per un paio d’ore nel corridoio. Maksym nel vederci reagire in quel modo rideva e restava sul divano. Alle nostre domande, poste usando il traduttore, rispondeva “E’ vicino ma non succede niente” “Piuttosto devo trovare il gatto altrimenti la padrona di casa mi ammazzerà”. I colpi dei giorni successivi non sono mai stati così spaventosi, ma quei colpi da qualche parte saranno pur caduti e avranno spaventato se non ferito o ammazzato. Un ragazzi di 15 anni non dovrebbe vivere in queste condizioni, abituandosi al rischio, normalizzando la paura generata da un mondo distorto, non potendo andare a scuola.

 

La guerra è una montagna di merda, la violenza genera altra violenza, ma solo stando a contatto con le persone e con il contesto si può comprendere la complessità delle situazioni. Che poi alla fine è tutto molto semplice: finché ci saranno vite di serie A e di serie B, finché qualcuno si arrogherà il diritto di decidere per gli altri e di accumulare soldi, potere e risorse, finché ci saranno povertà, prevaricazione e disuguaglianza, allora ci sarà la guerra.

Dall’Ucraina alla Palestina, dal Sudan al Myanmar, dalle persone costrette a migrare a quelle che vengono minacciate dalle mafie, non dimentichiamoci di loro e facciamo la nostra parte per costruire un mondo in cui nessuno venga lasciato indietro.”

 

Gabriele Gandolfo

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Facciamo la differenza! – la campagna di comunicazione del progetto Reti al Cubo

Facciamo la differenza!

Con questo slogan parte la campagna, nata dalla collaborazione tra AICAT, ACMOS, CIPSI e MOVI, quattro reti nazionali attive nell’ambito del volontariato, della solidarietà, della difesa dei diritti e nella promozione di uno sviluppo globale sostenibile, equo e rispettoso delle differenze.

 

Una frase incisiva, che da un lato racconta la passione delle associazioni proponenti, e dall’altro invita lɜ cittadinɜ ad impegnarsi attivamente per una società più equa, giusta, solidale e partecipata.

 

La campagna è uno degli esiti del progetto “Reti al cubo”, sostenuto con un contributo dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in cui ognuna delle reti ha portato la sua individualità, i suoi bisogni e le sue opportunità, mettendole al servizio del sistema integrato che questa “rete di reti” rappresenta e rappresenterà in futuro.

Un percorso virtuoso di crescita e collaborazione.

 

Oltre ad un lancio su alcuni quotidiani nazionali, nei prossimi mesi la campagna proseguirà sui social e sui canali di ogni rete per raccontare le tante esperienze e iniziative in cui siamo impegnati tutti i giorni e in tutta Italia, continuando a costruire, dal basso, con ostinata fiducia, un mondo migliore.

 

Guarda il sito ufficiale della campagna!

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Rete Militante e Antirazzista per l’Abitare

Stiamo assistendo ad un aumento degli episodi di discriminazione e razzismo nei confronti delle persone straniere rispetto all’accesso alla casa. Sempre più sono le persone che si vedono negare una casa in affitto perché sono straniere, perché la loro pelle ha un colore diverso dal nostro o perché portano il velo, anche se sono in possesso di un buon contratto di lavoro a tempo indeterminato.

 

La domanda cresce, mentre l’offerta diminuisce, in uno scenario dove si stima però che vi siano circa 50.000 alloggi vuoti nella città di Torino. Non si tratta di un fenomeno emergenziale, bensì di una problematica strutturale della nostra società.

 

Di fronte a tale problematica, dopo la denuncia dell’Associazione Fanonoltre 20 associazioni si sono riunite nella Rete Militante e Antirazzista per l’Abitare. Dopo quattro incontri di discussione, la Rete ha finalizzato una proposta politica sul tema dell’abitare che oggi ha presentato all’amministrazione comunale, chiedendo un confronto su tali tematiche, che è stata sottoscritta da circa 60 associazioni che lavorano nel sociale, nell’ambito della sostenibilità e della salute.

 

Leggi la proposta integrale!

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Together We Stand: la comunità come risposta ad alcuni problemi sociali / Together We Stand: community as an answer to social problems

A novembre 2023 l’associazione Acmos ha ospitato in Cascina Caccia, a San Sebastiano da Po, lo scambio internazionale europeo promosso dal progetto Erasmus+!
Lo scambio Together We Stand si è svolto dal 3 al 12 novembre 2023 e ha viste coinvolte trenta persone provenienti, oltre che dall’Italia, dalla Germania, dalla Grecia, dal Portogallo e dalla Spagna.
L’esperienza di questo scambio Erasmus+ ha trattato come tema principale l’idea della comunità, concetto cardine dell’associazione Acmos e del Movimento che essa crea. Vivere in Cascina Caccia ha permesso alle giovani persone partecipanti di creare concretamente una comunità durante i giorni dello scambio: condividere i pasti, le pulizie del luogo, i momenti di convivialità è stato utile per sentirsi a proprio agio e vivere sulla propria pelle ciò che l’associazione ospitante intende quando parla di comunità. L’intenzione era quella di ragionare sull’idea di comunità ponendola come un possibile pezzo di risposta collettiva a tre problemi sociali che vivono gran parte delle persone giovani in Europa: l’eco-ansia e la crisi climatica, il benessere psicofisico e la crisi lavorativa e abitativa.

 

Tre giornate dello scambio sono state dedicate ad affrontare ognuna, rispettivamente, uno dei tre problemi individuati. Durante la mattinata, lɜ partecipanti hanno cercato dati sui propri paesi di provenienza, organizzandosi alla fine dei lavori a gruppi per presentare a tuttɜ le situazioni nazionali riguardanti uno dei tre specifici temi. Durante i pomeriggi, invece, tre realtà hanno deciso di contribuire al ragionamento sulla comunità che ha guidato lo scambio: il circolo Arci Kontiki, il collettivo Tutto Annodato, e la responsabile delle comunità di Acmos con il responsabile di Casa Acmos. Queste tre realtà e persone hanno testimoniato il fatto che l’eco-ansia, la fragilità psicofisica e la precarietà abitativa possono essere affrontate più facilmente dallɜ giovani se il processo viene fatto insieme e all’interno di un gruppo, invece che singolarmente.

 

Il Kontiki è un circolo Arci torinese, prima sede di Fridays For Future Italia e gestito dall’associazione Giustizia Climatica Ora!, che aprendo un circolo Arci ha creato anche un forte senso di comunità intorno al tema della crisi climatica e dell’eco-ansia. Il collettivo Tutto Annodato è composto da giovani studentɜ delle scuole superiori e dell’università che sensibilizzano altrɜ giovani sui temi della salute mentale e, in particolare, sul tema del suicidio, approcciandolo con delicatezza e rispetto delle esperienze di vita altrui. Ramona Boglino e Pietro Zerilli, rispettivamente responsabile delle comunità di Acmos (ambito DAI) e responsabile di Casa Acmos, hanno raccontato allɜ partecipanti come l’associazione ospitante interpreta il senso della parola comunità, provando a trasformarlo in testimonianza concreta nelle proprie vite di ogni giorno.

 

Oltre alla seria riflessione sociale e culturale su questi temi non sono mancate le serate di svago, in particolare con le serate internazionali, che hanno permesso ai gruppi di ogni paese partecipante di raccontare la propria cultura e le sue particolarità!
L’ultimo giorno, ogni partecipante ha ricevuto il proprio Youth Pass, e ogni gruppo nazionale ha presentato la proposta di progetto sulla quale aveva lavorato negli ultimi giorni di permanenza in Cascina Caccia. Ogni gruppo nazionale ha lavorato su uno dei tre problemi individuati all’inizio dello scambio, provando ad analizzare il proprio contesto – grazie agli strumenti acquisiti nei giorni precedenti – e ad ipotizzare una risposta concreta al problema, attuabile sul proprio territorio di provenienza.

Speriamo, tra qualche anno, di vedere questi progetti messi in pratica in ottica collettiva e comunitaria!

 


 

In November 2023, the Acmos association hosted the European International Youth Exchange promoted by the Erasmus+ project in Cascina Caccia, in San Sebastiano da Po!
The Together We Stand exchange took place from 3rd to 12th of November 2023 and involved thirty people from Italy, Germany, Greece, Portugal and Spain.
The experience of this Erasmus+ exchange dealt with the idea of community as its main theme, a key concept of the Acmos association and the Movement it creates. Living in Cascina Caccia allowed the young participants to concretely create a community during the days of the exchange: sharing meals, moments of conviviality, cleaning the place were useful things for feeling at ease and experiencing firsthand what the host association means when it talks about community.
The intention was to think about the idea of community, using it as a possible piece of collective response to three social problems that the majority of young people in Europe experience: eco-anxiety and the climate crisis, psychophysical well-being and the work and housing crisis.

 

Three days of the exchange were dedicated to addressing, respectively, each of the three problems identified. During the morning, the participants looked for and studied data on their countries of origin, organizing group presentation to present to everyone the national situations regarding one of the three specific themes. During the afternoons three organizations decided to contribute to the exchange week on the topic of community that guided the exchange: the Arci Kontiki club, the Tutto Annodato collective, and the manager of the Acmos communities with the manager of Casa Acmos. These three realities and people testified to the fact that eco-anxiety, psycho physical fragility and housing precariousness can be addressed more easily by young people if the process is done together and within a group, rather than individually.

 

Kontiki is an Arci club in Turin, the first headquarter of Fridays For Future Italia and managed by the Giustizie Climatica Ora! association, which by opening an Arci club has also created a strong sense of community around the theme of the climate crisis and eco-anxiety. The Tutto Annodato collective is made up of young high school and university students who raise awareness among other young people on the issues of mental health and, in particular, on the topic of suicide, approaching it with delicacy and respect for the life experiences of others. Ramona Boglino and Pietro Zerilli, respectively responsible for the Acmos communities (DAI area) and responsible for Casa Acmos, narrated to the participants how the host association interprets the meaning of the word community, trying to transform it into testimony in their concrete everyday lives.

 

In addition to the serious social and cultural reflection on these themes, there was no shortage of leisure evenings, in particular with the international evenings, which allowed groups from each participating country to talk about their culture and its particularities!
On the last day, each participant received their Youth Pass, and each national group presented the project proposal they had worked on in the last days of their stay in Cascina Caccia. Each national group worked on one of the three problems identified at the beginning of the exchange: they tried to analyze their own context – using the tools acquired in the previous days – and to hypothesize a concreate and feasible response to the problem in their territory of origin.

We hope, in a few years, to see these projects put into practice from a collective and community perspective!

 

Debora Dellago

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